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29 gennaio 2010

CASO MASTROGIOVANNI


nei video shock le prove del sequestro di persona e dell'abbandono

di Angelo Pagliaro

''Ho letto con grande sofferenza l'ordinanza del GIP di Vallo della Lucania. Sono esterrefatto e senza parole. Il Medio Evo non e' - come sappiamo dalla storia - tramontato da molti secoli, ma vive nell'ospedale di Vallo della Lucania in pieno secolo XXI''.

Questa l'affermazione a caldo del Prof. Giuseppe Galzerano, insegnante e noto scrittore - editore di Casalvelino Scalo, compagno di Franco Mastrogiovanni subito dopo la lettura delle diciassette pagine che compongono l'ordinanza di interdizione temporanea dalla professione, emessa, giovedi' 21 gennaio, dal GIP del Tribunale di Vallo della Lucania, Nicola Marrone, per 14 tra medici e paramedici del reparto di psichiatria dell'ospedale di Vallo della Lucania tra cui il primario Michele Di Genio.

Una telecamera interna del reparto di psichiatria dell'ospedale di Vallo della Lucania ha registrato, per quattro giorni e quattro notti, l'agonia di Francesco Mastrogiovanni, insegnante libertario di Castelnuovo Cilento, deceduto in modo orribile in quel centro di cura, non alle 7,20 del 4 agosto 2009 come dichiarato dai responsabili del reparto ma intorno all' 1,46 e quindi slegato solo al mattino, dopo oltre sei ore dal decesso.

Franco e' stato legato e tenuto a letto per quattro giorni e quattro notti completamente a digiuno, fino al momento della morte, alimentato solo con flebo di glucosio, con ferite ai polsi non medicate e senza la possibilita' di poter respirare correttamente.

La scomparsa di Franco e' l'ennesimo caso di morte violenta verificatasi in un struttura pubblica italiana. I magistrati stanno indagando sulle modalita' con cui il maestro di Castelnuovo e' giunto in ospedale al fine di capire se vi sono responsabilita' di coloro, (sindaco di Pollica e medici) che ne hanno ordinato il TSO. Tra i reati ipotizzati il piu' grave e' il sequestro di persona e poi, si sottolinea nel documento del GIP, ''il ricoverato non ha ricevuto alcuna visita di controllo alle ferite che egli aveva riportato agli arti al corpo a causa della contenzione e senza curare le predette ferite senza dargli ne' cibo ne' acqua, ma solo idratandolo con delle flebo''.

Queste inadempienze ''cagionavano la morte di Francesco Mastrogiovanni, deceduto per edema polmonare acuto, segnatamente a seguito della commissione del delitto di sequestro di persona''. La morte e le lesioni, quindi, come conseguenza di altro reato. Ma se non dovesse bastare il dramma di una persona il cui padre e' stato, per anni, amministratore di quel nosocomio, ''dalla successione visione dell'immagine si evingeva che nella camera di Mastrogiovanni vi era anche un'altra persona sottoposta a mezzi di contenzione e sorgeva quindi la necessita' di accertare la sua identita', le ragioni della contenzione e se l'utilizzo di tali mezzi fosse stato annotato in cartella clinica''.

Si scopre così, solo per caso, che il paziente ricoverato nella stessa stanza di Mastrogiovanni e' Giuseppe Mancoletti il quale viene legato al letto anche se non e' previsto, per lui, alcun TSO perchè trattasi di ricovero spontaneo. Mancoletti viene tenuto in contenzione dalle ore 11.50 del 2 al 9.12 del 3 agosto 2009 senza che gli venga fornita adeguata assistenza, tanto che ''solo fortunosamente nel corso della notte riusciva a bere dell'acqua da una bottiglia appoggiata su un tavolino, prima avvicinando il tavolino con un piede, poi facendo cadere la bottiglia ed in seguito addentandola con la bocca e riuscendo in tal modo a bere qualche sorso d'acqua''.

Bugie che si sommano a bugie, cartelle false redatte impunemente, in una storia di altri tempi dove il disprezzo per i pazienti e l'abuso della contenzione, diventano la regola. A quanti, tra il personale medico e infermieristico, hanno affermato, tra le altre falsita', che Franco era aggressivo risponde il GIP nella sua ordinanza: ''dalle visioni delle immagini il Mastrogiovanni Francesco non appare in alcun modo aggressivo, ne' al momento del ricovero rifiuta il cibo, tanto che viene ripreso mentre sta mangiando'' e aggiunge che si e' sottoposto volontariamente ad una iniezione di sedativo, "alle 12.55 è cosi' tranquillo che si prepara da solo il letto e mangia il cibo fornito dall'ospedale''.

Mentre in tutto il Paese continua la mobilitazione per ottenere verita' e giustizia per tutti i morti di Stato (Cucchi, Bianzino, Aldovrandi, Lonzi ecc.) gli amici e i compagni di Francesco Mastrogiovanni, con rinnovata energia, continuano la battaglia insieme ai familiari perche' e' difficile da accettare che in una struttura pubblica, nel 2010, ci si possa accanire contro dei soggetti deboli, bisognosi di aiuto, con un disprezzo e un cinismo che pongono molti interrogativi.

A Franco Mastrogiovanni, che durante la ''cattura'' aveva rivolto alla sua amica Licia, proprietaria del villaggio dove trascorreva le ferie queste parole: ''Se mi portano all'ospedale di Vallo della Lucania, non ne esco vivo''. Un pensiero di Alda Merini: ''La verita' e' sempre quella, la cattiveria degli uomini che ti abbassa e ti costruisce un santuario di odio dietro la porta socchiusa''.

UNA DELLE PROVE CHE TESTIMONIANO LA BARBARIE

23 gennaio 2010

violenza in psichiatria: il caso ''elettroshock''

Sabato 23 Gennaio 2010 13:58



Lamezia Terme

S'e' aperto con la requisitoria del sostituto procuratore generale di Catanzaro Eugenio Facciolla il giudizio d'appello per i sette imputati coinvolti nell'operazione nome in codice ''Elettroshock'', che avrebbe consentito di far luce su atroci violenze sessuali e non solo, consumate fra le mura del reparto di psichiatria dell'ospedale lametino ai danni di diverse donne ricoverate.

Il magistrato ha chiesto al collegio di confermare quasi del tutto la sentenza di primo grado, emessa il 23 febbraio scorso dal giudice dell'udienza preliminare di Lamezia Barbara Borelli al termine dei giudizi abbreviati, e più precisamente sei delle sette condanne inflitte. Tutte, cioe', tranne quella a carico di Mirella Trunzo (condannata a quattro mesi), per la quale il pg ha riconosciuto l'esistenza di una causa di non punibilita'.

Dopo le lunghe arringhe dei legali delle parti civili (solo alcune vittime degli abusi si sono costituite, con gli avvocati Leopoldo Marchese, Bernardo Marasco, Francesco Pagliuso, Gianfranco Barbieri), e dei difensori degli imputati (fra gli avvocati impegnati Francesco Gambardella, Giuseppe Spinelli, Francesco Fodaro, Fabrizio Falvo, Antonio Larussa), nel pomeriggio il processo e' stato rinviato al 5 febbraio per eventuali repliche e la sentenza.

Le altre condanne inflitte col rito abbreviato dal Gup sono state: otto anni di reclusione a Domenico Casalinuovo, 55 anni, e sei anni a Giuseppe Francesco Maria Masi, 46 anni, rispettivamente infermiere e medico in servizio nel reparto ''incriminato'', accusati di violenze e abusi gravissimi, e quattro anni a Maria Massimo chiamata, nella sua qualita' di primario di psichiatria, a rispondere della violazione dell'obbligo d'impedire gli eventi nonostante, secondo l'accusa, avesse anche ricevuto precise denunce in tal senso.

Il Gup, come pene accessorie, ha inflitto a tutti e tre gli imputati l'interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente la tutela e la curatela. Ai primi due, inoltre, l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, che per la Massimo è stata limitata a cinque anni.

Da ultimo, i tre imputati sono stati condannati a risarcire il danno alle parti civili cui, in attesa della liquidazione in sede civile, è stata riconosciuta una provvisionale di 5 mila euro ciascuna.

La Gazzetta del Sud

17 gennaio 2010

pre-giudizio


F A C I L E   D I R E   ''I O   N O N   H O   P R E G I U D I Z I''


Il pregiudizio, termine associato sempre piu' alla violenza, per quei principi che animano ogni atto di cattiveria nei confronti dei piu' deboli o dei diversi (e chi non lo e'?), e' ormai sulla bocca di tutti e in ogni seme di brutalita'.

Pregiudizio, appunto, per comprendere  e spiegare i motivi delle assurde ragioni che devastano il cuore e le tante vite di questa societa' alla deriva.

Pregiudizio per le altre culture (come se la nostra fosse l'unica), pregiudizio per gli ospiti di questa Terra (come se il mondo ci appartenesse), pregiudizio per la sessualita' altrui, ( ...  ma gli etero rispettano le regole cattoliche?) pregiudizio per quelli che non riescono a reggere questa' assurda societa' (essere sensibili oggi e' una malattia).

Siamo d'accordo, ma essere ormai abitue' di fatti di cruda violenza, immagini di terrore, manifestazioni sempre piu' indecenti fatte di pura ignoranza costruita per benino dal controllo del potere, ci fa uscire fuori tema.

Siamo fuori tema, e ahi me 'congelati', dalle tante tristi storie che si sussueguono senza tregua, animate solo da dolore e 'rappresentazioni' paradossali che generano paura... paura ad alcuni, nuove aggressivita' ad altri.

Ma il pregiudizio non va a braccetto solo con questo tipo di violenza, non e' solo nelle immagini delle cronache televisive, non esprime soltanto orrori da prima pagina. Il pregiudizio e' piu' infimo e traditore. Il pregiudizio e' dappertutto.

Scriveva uno scrittore francese: ''Si lusingava di essere un uomo senza pregiudizi; e questa pretesa e' di per se' un grande pregiudizio''.

Di fatto il pregiudizio non e' piu' compreso dalle genti comuni che vivono una vita comune, non e' piu' guardato in intima riflessione per vivere e fare vivere meglio, non e' piu' escluso come agito in-consueto per non rischiare abusi a nessuno, non e' piu' temuto quando si giudica senza conoscere, e via discorrendo.

... Tutti innocenti a furia di guardare, tanto da scordare dove vorremmo giungere...

 

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QUALSIASI DIMENSIONE E COMPROMESSO SIA CAPACE DI ACCETTARE LA TUA ESISTENZA, NON E' SUFFICIENTE PER LEGITTIMARE IL DOLORE PERPETRATO SULLA PELLE, IL CUORE, LA MENTE DI QUALCUN ALTRO. LA TUA INCERTEZZA, LA TUA VITA CONFEZIONATA, LA TUA IGNAVIA VERSO UNA CONSAPEVOLE POSIZIONE UMANA E SOCIALE, TI FANNO COMPLICE ANCHE DI UNA SOLA NOTTE MANI E PIEDI LEGATI, UNA SOLA ORA NEI PROPRI ESCREMENTI, UN SOLO MINUTO COL CUORE CHE ESPLODE DAL TERRORE, UN SOLO ISTANTE DI VERGOGNA PER LA PERDITA DELLA PROPRIA DIGNITA'. CINGHIE, PERCOSSE, UMILIAZIONI E COERCIZIONI TUTTE TI FANNO COMPLICE E AUTORE DI QUALCOSA CHE NON VORRESTI MAI VIVERE

 







CODE DI LUCERTOLA [ Valentina Giovanardi ] SENZA RAGIONE [ Mauro massafra Luca Nicolaj ]
 

IL MANICOMIO NON E' UN EDIFICIO, IL MANICOMIO E' UN CRITERIO. IL CRITERIO E' QUESTO: CHE IL MEDICO POSSA, SULLA BASE DI UN GIUDIZIO SUL PENSIERO DI UNA PERSONA, PRENDERLA CON LA FORZA, PORTARLA DA QUALCHE PARTE E IMPORLE DEI TRATTAMENTI. NON CI SARA' PIU' IL MANICOMIO QUANDO OGNUNO POTRA' ANDARE DAL MEDICO QUANDO VUOLE, SE VUOLE, E FARE SU CONSIGLIO DEL MEDICO QUELLO CHE GLI PARE [ Giorgio.Antonucci ]